Cyberbullismo, docenti devono denunciare. Come procedere

Cyberbullismo - L71/2017

Cyberbullismo, docenti devono denunciare. Come procedere

Gianfranco Scialpi – Cyberbullismo, confermato l’obbligo di denuncia da parte dei docenti ed eventualmente del referente per il contrasto (L.71/17). Senza se e senza ma! Essi sono pubblici ufficiali. Cosa fare anche per non incorrere nella culpa in vigilando.

Cyberbullismo luci e ombre della legge 71/17

Cyberbullismo, l’entrata in vigore della legge 71/17 ha confermato il bullismo online come “qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito di dati personali in danno di minorenni, realizzata per via telematica, nonché la diffusione di contenuti on-line aventi ad oggetto anche uno o più componenti della famiglia del minore il cui scopo intenzionale e predominante sia quello di isolare un minore o un gruppo di minori ponendo in atto un serio abuso, un attacco dannoso o la loro messa in ridicolo”(art. 1 comma 2).

Nulla di nuovo sotto il sole! In altri termini, la legge non ha inventato il reato di cyberbullismo, bensì lo ha inserito in altri già previsti dal nostro ordinamento (aggressione molestia, ricatto…).

La legge 71/17 risulta innovativa, invece nella nomina del referente al contrasto del fenomeno (art. 4 comma 3) e nell’obbligo di ogni istituto a formulare e approvare una sezione del Regolamento d’Istituto dedicata al contrasto del fenomeno (art.5 comma 2). Il suddetto documento deve formalizzare i comportamenti vietati e quelli consentiti. Per dare forza e efficacia ai divieti è necessario prevedere delle sanzioni graduali.

Uno dei limiti della legge è il non aver inserito il bullismo fisico, che in alcuni casi precede quello virtuale. La vicenda di Carolina Picchio (il tragico epilogo ha avviatola formulazione e l’approvazione della Legge 71/17) docet!
La legge 71/17 aggiorna l’obbligo denuncia

Il quadro normativo descritto impone ai docenti e al referente per il contrasto al cyberbullismo un aggiornamento dei loro obblighi di denuncia. Non sono richiesti nuovi impegni, ma solo continuare ad attuare quelli inerenti il loro profilo giuridico di pubblici dipendenti. Recita l’art. 357 del codice penale “agli effetti della legge penale, sono pubblici ufficiali, coloro i quali esercitano una pubblica funzione legislativa, giudiziaria o amministrativa“. Una conferma di questo profilo proviene da una sentenza della Cassazione (15367/2014) : “l’insegnante…è pubblico ufficiale e l’esercizio delle sue funzioni non è circoscritto alla tenuta delle lezioni, ma si estende alle connesse attività preparatorie, contestuali e successive, ivi compresi gli incontri con i genitori degli allievi ”

Da qui discende l’obbligo di riferire e formalizzare al proprio Dirigente scolastico qualsiasi vicenda di bullismo fisico e cyberbullismo che il docente viene a conoscenza. Lo prevede l’art. 361 del Codice penale “Il pubblico ufficiale , il quale omette o ritarda di denunciare all’Autorità giudiziaria, o ad un’altra Autorità che a quella abbia obbligo di riferirne, un reato di cui ha avuto notizia nell’esercizio o a causa delle sue funzioni , è punito con la multa da trenta euro a cinquecentosedici euro.”

Cosa fare concretamente?

Scendendo di livello, come occorre comportarsi? Innanzitutto, il docente che viene a sapere di casi cyberbullismo deve scrivere una relazione circonstanziata e supportata da prove. La stesura formale può prevedere il contributo del Referente per il contrasto al cyberbullismo. La relazione deve essere indirizzata al Dirigente Scolastico e per presa visione al referente per il contrasto al cyberbullismo.

E’ consigliata la richiesta del numero di protocollo della relazione, che certifica la consegna o l’invio della relazione, cautelando il docente contro l’omessa denuncia.

A questo punto il Dirigente Scolastico, dopo aver effettuato le sue ricerche finalizzate alla conferma della vicenda formalizzata, deve valutare l’invio o meno della relazione agli organi giudiziari preposti.

Sicuramente l’azione della scuola può svilupparsi parallelamente convocando il consiglio di classe con la presenza dei genitori del/i bullo/i coinvolto/i (“Culpa in educando”) o di Istituto per applicare la sanzione prevista nella sezione del Regolamento dedicato al contrasto del cyberbullismo.

Indubbiamente le decisioni prese dall’Istituto e messe in atto anche dal docente coinvolto sollevano quest’ultimo dalla culpa in vigilando. E non è poco!

Orizzontescuola

Carolina Picchio

Scuola, nasce il premio nazionale di laurea sul bullismo dedicato a Carolina Picchio

Il premio, 1000 euro, si rivolge ai laureati tra il 2017 e il 2018 nelle facoltà di Psicologia, Scienze dell’Educazione, Programmazione e gestione dei servizi educativi o Scienze dell’Educazione in qualunque Ateneo italiano

L’Università di Pavia bandisce il primo premio di laurea dedicato a Carolina Picchio, la prima vittima riconosciuta di cyberbullismo in Italia.

Il premio – 1000 euro – è messo a disposizione dal padre di “Caro”, Paolo Picchio, oggi presidente onorario di Fondazione Carolina. Si rivolge ai laureati tra il 2017 e il 2018 nelle facoltà di Psicologia, Scienze dell’Educazione, Programmazione e gestione dei servizi educativi o Scienze dell’Educazione in qualunque Ateneo italiano. Per partecipare bisogna aver discusso una tesi sul tema “prevenzione e contrasto alle relazioni aggressive nel contesto scolastico”. Le domande di partecipazione dovranno essere inviate entro il prossimo 19 marzo secondo le modalità indicate sul sito www.unipv.eu nella sezione “premi di studio”.

“Promuovo con orgoglio e commozione questa iniziativa – commenta paolo Picchio – che ha il merito di sostenere i giovani che studiano per cimentarsi nella pratica più importante, ma al contempo più sottovalutata, dedicata alla comunità: l’educazione”. Papà Picchio guarda al futuro con la forza del sorriso di Carolina: “Mia figlia avrebbe senza dubbio intrapreso gli studi di Psicologia, probabilmente specializzandosi in Pedagogia, perché il paradosso più grande della sua storia, diventata oggi la storia di tutti noi, è nella sua gioia di vivere e nel suo amore per i bambini”. Proprio il dipartimento di Psicologia dell’Università di Pavia, da circa un anno, ha stipulato un protocollo di collaborazione con Fondazione Carolina per il monitoraggio dei fenomeni legati al bullismo e al cyberbullismo. “Particolarmente proficua la collaborazione con il laboratorio di Ricerca diretto dalla Professoressa Maria Assunta Zanetti – spiega Ivano Zoppi, direttore generale di Fondazione Carolina – in particolare per la definizione di percorsi di formazione rivolti agli adulti con responsabilità educative”. Per parlare ai ragazzi bisogna innanzitutto vivere con loro. “Condividere è la nostra parola magica – conferma Zoppi – in grado di aprire le porte del confronto intergenerazionale, del rapporto tra genitori e figli, del rapporto tra educatori e studenti; solo compartecipando alla loro crescita, dentro e fuori la rete, è possibile trasmettere quei valori universali alla base della formazione dell’individuo”.

Fonte: novaratoday.it

L’innovazione è decisiva per governare il cambiamento

È una sfida che non si vince semplicemente acquistando tecnologia o introducendo nuovi contenuti o obiettivi formativi. Si vince sviluppando spirito critico e responsabilità, si vince investendo con decisione sulla cura della qualità, che riguarda l’organizzazione, la didattica e l’innovazione metodologica. Si vince puntando sulle competenze”. Lo ha detto la Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Valeria Fedeli, intervenendo nel corso di “Futura”, la tre giorni di dibattiti, laboratori, racconto di buone pratiche sul Piano Nazionale Scuola Digitale, in corso a Bologna.

“A scuola ci sono già tantissimi device – ha osservato – il tema è regolarli. Questa è anche la condizione non solo per dare gli strumenti, accompagnare nell’utilizzo del digitale ma significa anche educare a tempi e modalità di contenuto nell’utilizzo dei device”.

Il Ministro ha dato, quindi, il via al’utilizzo degli smartphone in classe, ma ha precisato che potrà essere usato per fini didattici ad esempio, “potrà essere usato” tra le altre cose “per documentare, con video e foto, una gita, per tracciare percorsi col Gps durante una visita, per conoscere, grazie alle mappe, una città”.

Però, ogni scuola potrà decidere in piena autonomia, infatti “questo diventerà un elemento che noi forniamo alle scuole sapendo che ogni scuola rimane nella sua autonomia e ogni insegnante nella sua libertà didattica di insegnamento”.

La Ministra ha annunciato un investimento da 25 milioni di euro per la formazione delle e degli insegnanti sulla cultura, i temi, le metodologie digitali. “Rispondiamo così ad una delle criticità della prima fase del Piano Nazionale Scuola Digitale, la formazione delle e dei docenti – ha sottolineato -. Lavoriamo per fornire a tutte e tutti i docenti le stesse opportunità di aggiornamento, per metterli nelle condizioni di abbracciare progressivamente l’innovazione e il digitale come chiavi per affrontare il cambiamento e poter così accompagnare sempre meglio la crescita di studentesse e studenti”.

Oltre 3.000 le docenti e i docenti iscritti ai laboratori, più di 2.000 i visitatori, 3.000 i metri quadri messi a disposizione per la manifestazione. Questi i numeri di “Futura”, che si chiuderà domani sera. Oggi pomeriggio l’evento istituzionale con la MinistraValeria Fedeli, aperto dai saluti del Sindaco di Bologna, Virginio Merola, e dell’Assessore alla Scuola, Formazione professionale, Università e Ricerca, Lavoro della Regione Emilia-Romagna, Patrizio Bianchi. L’evento è stato trasmesso in diretta sulla pagina Facebook del Ministero ed è stato visto da oltre 22.000 utenti u

nici.

“Grazie al Piano Nazionale Scuola Digitale l’innovazione è diventata possibile in ogni scuola e tantissime istituzioni scolastiche sono già in grado di mostrare esperienze di innovazione – ha sottolineato la Ministra -. Oggi quelle digitali sono competenze indispensabili per stare con consapevolezza e positività nel mondo globale, per non subire i cambiamenti, per governarli e orientarli su prospettive utili al Paese. La natura dell’innovazione, della scuola e per la scuola, è quindi prima di tutto culturale”.

Fonte: Orizzontescuola

Decalogo-device

Allegati

Iperconnessi: una puntata interessante di “Presa diretta” su Rai Tre

Clicca qui per rivedere la puntata del 15 ottobre 2018 di “Presa diretta”, sul tema degli “iperconnessi”

Seven – Le sette piaghe digitali della contemporaneità

Una breve riflessione su sette aspetti problematici nel rapporto fra giovani e nuove tecnoclogie dell’informazione e della comunicazione (in allegato)

Allegati

Cyberbullismo: qualche riflessione

Scarica qui la presentazione su alcuni aspetti educativi connessi con il cyberbullismo.

Allegati

Cyberbullismo: un esempio di progetto didattico

Nel sito https://icgemona.gov.it/ è possibile visionare l’allegato progetto didattico di prevenzione contro le diverse forme di bubblismo e cyberbullismo.

In their shoes… Cyberbullismo ed analfabetismo empatico

La presentazione allegata illustra il nesso fra cyberbullismo e problema di empatia nei processi di sviluppo di preadolescenti ed adolescenti, ponendo l’accento sulla necessità di strategie educative che puntino sulla prevenzione del rischio di banalizzazioni e minimizzazioni nelle interazioni reali e virtuali dei ragazzi.

 

Ragazzi e internet, una guida per evitare di cadere nelle maglie della rete e per uscirne

Fonte: http://www.repubblica.it

La chiave è essere più consapevoli. Dalle dipendenze al cyberbullismo, fino al sexting: quali sono i comportamenti patologici o rischiosi, come riconoscerli e intervenire. Una guida contenuta nel nuovo libro Adolescenti nella rete.

 
CYBERBULLISMO, dipendenza, relazioni virtuali: il web in certi casi può diventare una trappola, soprattutto per gli adolescenti, in una fascia d’età ancora molto fragile. Non è un caso che oggi sia appena stato pubblicato, sulla rivista European Neuropsychopharmacology, il Manifesto per la creazione di una rete di ricerca a livello europeo dedicata ai temi del bullismo, del gambling, della pornografia e anche all’uso eccessivo dei social. Perché può capitare di cadere e rimanere imbrigliati nelle maglie della rete: l’importante è riuscire a chiedere aiuto e intervenire tempestivamente. Oltre a questo manifesto, per guidare insegnanti, genitori e gli stessi ragazzi a comprendere meglio il mondo di internet, i suoi vantaggi e i pericoli, dal 25 ottobre arriva in libreria Adolescenti nella rete. Quando il web diventa una trappola (L’Asino d’oro Edizioni, collana Bios/Psiché Adolescenza, 14 euro), un testo che si propone come guida chiara per districarsi dagli intrecci della rete. Come? Prima di tutto conoscendola.

 
LE CAUSE DI UN USO IMPROPRIO
Se da un lato famiglia, educatori e giovani non devono mai abbassare la guardia, dall’altro lato non deve esserci allarmismo e paura nell’utilizzo di internet, che rimane un mezzo utile dal punto di vista dell’apprendimento e della condivisione rapida delle informazioni, come spiega Assunta Amendola, psicologa dell’età evolutiva – che insieme ai colleghi e psicoterapeuti Beniamino Gigli e Alessandra Maria Monti ha scritto il libro – ricordando che la maggior parte degli adolescenti ne fa un uso piuttosto appropriato e non patologico. “Soltanto in determinati casi possono manifestarsi problematiche serie, come dipendenze o cyberbullismo, con effetti anche gravi, dall’isolamento sociale alla depressione, fino al suicidio”, chiarisce Amendola, “problemi che però non sono causati di per sé da internet o dai videogiochi, ma che rappresentano la spia di un disagio o di una condizione patologica preesistente”.
Non soltanto abusi, violenze fisiche e traumi manifesti subiti dal bambino, possono essere responsabili di comportamenti violenti o patologici: “Spesso si tratta invece di carenze invisibili nella sfera affettiva, vissute in una fase molto precoce, di cui non si ha memoria cosciente, come quella neonatale o della prima infanzia, in cui nonostante un accudimento materiale corretto da parte delle figure parentali la relazione può essere priva di una profonda dimensione affettiva essenziale per un corretto sviluppo psico-fisico, secondo la teoria dello psichiatra Massimo Fagioli”.

 
DAL CYBERBULLISMO AL SEXTING
Passando dalle cause ai problemi, uno degli esempi più manifesti e noti è quello del cyberbullismo, spiega l’esperta, che può avere conseguenze devastanti anche più del bullismo tradizionale, vista la rapidità e la capillarità di internet nel diffondere le informazioni. “In una classe di scuola media superiore è capitato il caso di un ragazzo, cui era stato attribuito, come se lo avesse scritto lui stesso, un messaggio di testo dal contenuto offensivo, dunque una forma di cyber-calunnia con diffamazione”, racconta Amendola. “In questo caso, in primo luogo lo studente, supportato dai genitori, ha semplicemente spiegato, sulla chat stessa, di non essere l’autore di quel messaggio, ma di essere stato vittima di bullismo: un esempio di azione immediata ed efficace, che spesso gli adolescenti non sono in grado di compiere, a causa della vergogna o di altri meccanismi psicologici, considerando anche la fragilità tipica di questa età”. Ma se si tiene l’accaduto per sé, per paura o imbarazzo, il rischio è che la situazione peggiori o si complichi, con effetti negativi maggiori per la vittima. Al di là dell’episodio specifico, inoltre, se l’insegnante o il genitore si accorge di un problema – sia che l’adolescente ne sia vittima sia che ne sia autore – è bene chiarire in prima battuta con lui attraverso il dialogo, prosegue l’esperta, perché a volte si tratta di azioni frutto di fraintendimenti o errori che soprattutto a questa età possono capitare.
Un comportamento da evitare secondo l’esperta è poi quello del sexting, ovvero la trasmissione di informazioni, immagini, testi e video con contenuti a sfondo sessuale. “In questo caso raccomandiamo ai ragazzi di non diffondere mai tramite piattaforme internet, neanche fra amici, contenuti personali e intimi che non desiderano rendere pubblici”, rimarca Amendola. “Può accadere infatti che questi messaggi circolino all’interno di una cerchia di persone più ampia, volontariamente o involontariamente, e abbiano una diffusione molto maggiore di quella che immaginano i ragazzi, molto spesso inconsapevoli della potenza del mezzo: altra ragione per cui famiglia e scuola devono assolutamente avere un ruolo educativo anche su come funziona la rete”.

 
RELAZIONI VIRTUALI
Anche le relazioni virtuali, tramite chat, applicazioni e social media possono in certi casi assumere tratti patologici. “Quando i rapporti virtuali sono limitati nel tempo e nello spazio della mente, questo di per sé non rappresenta un problema – spiega Amendola –. Quando invece ci si accorge, ed è bene prestare un’elevata attenzione, che l’adolescente si isola completamente dalle relazioni e da una socialità reale e sana, oppure che dedica tutto il tempo libero a queste chat, allora l’abitudine assume caratteristiche di una vera e propria patologia, per cui può essere necessario chiedere un aiuto esterno, psicoterapeutico o psichiatrico”. Sempre ricordando, sottolinea l’esperta, che i rapporti virtuali non sono veri rapporti, dato che non c’è un contatto fisico, emozionale e affettivo reale, che avviene soltanto dal vivo. E senza dimenticare che si può incorrere in numerose minacce, fisiche e psicologiche, dato che tramite la rete chiunque può assumere una falsa identità e tendere inganni e trappole anche molto pericolosi.

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Dipendenza da web, i ragazzi controllano lo smartphone 75 volte al giorno

(Fonte: http://www.repubblica.it)

Ma anche i genitori sono ‘schiavi’ della rete. Il 2 dicembre è la prima Giornata Nazionale sulle dipendenze tecnologiche e sul cyberbullismo. Dai dati di un sondaggio emerge che anche gli adulti sono iper­connessi e non riescono a fare a meno di internet.

 
IL 51% dei ragazzi tra i 15 e i 20 anni ha difficoltà a prendersi una pausa dalle nuove tecnologie tanto da arrivare a controllare in media lo smartphone 75 volte al giorno. Addirittura il 7% lo fa fino a 110 volte al giorno. È quanto emerge da un recente sondaggio online condotto dall’Associazione Di.Te. (Associazione Nazionale Dipendenze Tecnologiche, Gap e Cyberbullism) su un campione di 500 persone di età compresa tra i 15 e i 50 anni. I dati saranno presentati il 2 dicembre, quando si svolgerà la prima Giornata nazionale sulle dipendenze tecnologiche e il cyberbullismo organizzata
dall’Associazione Nazionale Di.Te. in collaborazione con la Cooperativa Sociale Vivere Verde Onlus, con l’obiettivo di porre l’attenzione sulle dipendenze tecnologiche e sul loro corretto utilizzo, oltre che sui rischi che queste possono provocare.

MAI SENZA LA RETE. Dal sondaggio emerge che i giovani 3.0 non riescono proprio a staccarsi da smartphone e altri device. In particolare, hanno ammesso di non riuscire a prendersi una pausa da questi dispositivi di almeno tre ore nel 79% dei casi. Il bisogno di controllare continuamente lo smartphone magari per chattare non li abbandona neppure di notte.

 
Tablet: istruzioni per l’uso dei piccolissimi

 
DIPENDENTI ANCHE DA GRANDI. E purtroppo anche gli adulti non hanno comportamenti molto diversi. Il 49% degli over 35 non sa stare senza cellulare, verifica se sono arrivate notifiche o messaggi almeno 43 volte al giorno, di cui un 6% arriva a sfiorare le 65 volte, e di stare 3 ore senza buttare un occhio sullo schermo non se ne parla per il 58% di loro.

L’ISOLAMENTO SOCIALE. Dipendenze che possono avere diverse sfaccettature: c’è la Nomofobia, la paura di non avere con sé il cellulare e di non poterlo controllare, la Fomo, ovvero la paura di essere tagliati fuori da qualcosa, il Vamping e tutti gli altri fenomeni legati alle web compulsioni che tengono incollate le persone agli strumenti digitali, in particolar modo allo smartphone, e la loro vita di relazione ne risente in modo compromettente. “Quando c’è un’alterazione delle abilità relazionali e sociali bisogna fermarsi e interrogarsi su cosa ci sta succedendo ­ dichiara Giuseppe Lavenia, presidente dell’Associazione Nazionale Di.Te. Rischioso è l’isolamento sociale, quando si arriva all’alienazione fino a diventare Hikikomori, rinchiusi nella propria stanza rifiutando la scuola e ogni contatto che non preveda l’uso mediato del mezzo tecnologico”.

L’IDENTITÀ DIVENTA DIGITALE. I giovani 3.0 sono molto più impulsivi, hanno grande difficoltà a gestire la noia, e sono orientati al tutto e subito. “Sono meno creativi, non sentono il bisogno di verificare le fonti da cui traggono notizie o a fare ricerche per controllare se quello che hanno letto è vero ­ prosegue Lavenia. Stiamo andando verso un’identità digitale e la costruzione della loro personalità avviene anche in base all’uso che fanno della rete”.

VOGLIA DI CONDIVIDERE. Gli ultimi casi di cronaca hanno dimostrato quanto le nuove tecnologie possano essere lontane dall’empatia, fino a far diventare indifferenti al dolore altrui. “Ha a che fare con il tratto impulsivo di queste sindromi da dipendenza tecnologica: tutto quello che si fa lo si vuole condividere subito. Senza pensare alle conseguenze che ricadranno su di sé né tantomeno sugli altri ­ spiega Lavenia. La tecnologia ci permette di vivere tutto in modo mediato, anche la paura o un evento traumatico, e quindi di non viverlo sulla pelle, perché il corpo in questa dimensione non è presente. Non ci sono emozioni in quello spazio virtuale, e nulla è realmente condiviso”. È mostrato, punto. Si è centrati sul bisogno immediato: “Voglio pubblicarlo, lo faccio”, è un istinto che bisogna assecondare in modo immediato, senza pensare.

FENOMENO HIKIKOMORI. Gli ultimi anni hanno visto una diffusione del fenomeno degli Hikikomori nei paesi europei, compresa l’Italia. Anche se non ci sono dati certi sulla prevalenza del fenomeno nel nostro Paese, secondo alcune stime non ufficiali il numero di giovani coinvolti sarebbe compreso tra i 30.000 e i 50.000. “Gli Hikikomori sono ragazzi e giovani adulti, di età compresa tra i 13 e i 35 anni, che decidono volontariamente di vivere reclusi nelle proprie stanze, evitando qualsiasi tipo di contatto col mondo esterno, familiari inclusi. Si tratta di una sorta di auto­esclusione dalla società odierna, le cui pressioni e

richieste vengono percepite come insostenibili” dichiara Stefano Galeazzi, psicologo e responsabile della Cooperativa Vivere Verde Onlus.

I CAMPANELLI D’ALLARME. Ma i genitori come possono capire se la dipendenza che caratterizza i ragazzi è nella norma o se invece sta diventando patologica? “Ci sono alcuni segni caratteristici come l’alterazione del ciclo sonno­veglia, il mutare della condivisione sociale offline, il modificarsi di alcuni tratti caratteriali ­ spiega Lavenia. In breve, si potrebbe dire che quando c’è un’alterazione delle abilità relazionali e sociali bisogna fermarsi e interrogarsi su cosa ci sta succedendo”.

DETOX PER TUTTA LA FAMIGLIA. Il primo passo che i genitori dovrebbero fare è semplicemente quello di prendersi il tempo per sedersi accanto ai figli e chiedere loro cosa fanno online. “Ma senza giudicarli in anticipo o additarli come nulla facenti ­ avverte Lavenia ­ bisogna avvicinarsi a loro con curiosità. La stessa che dovrebbero mettere nel conoscere cosa fanno quando non sono in casa, insieme agli amici o a scuola, per esempio. Inoltre, dovrebbero stabilire un momento detox dalle nuove tecnologie condiviso da tutti i membri della famiglia. Potrebbe trattarsi di tre ore senza cellulare dove si gioca, si ricorre a strategie creative e si fanno lavori manuali, si va dai nonni e si raccolgono informazioni per la creazione di un foto­racconto”. Insomma, un momento in cui si abbandona il touch e si torna al contatto. Così mentre prima ai figli si chiedeva com’era andata a scuola, oggi la domanda potrebbe essere: “Com’è andata la tua giornata online?”.

IL NUMERO VERDE. L’Associazione Di.Te. ha istituito il numero verde 800770960 attivo dal lunedì al venerdì, dalle ore 9.00 alle ore 20.00, per offrire una consulenza specialistica gratuita alle persone che soffrono di disagi causati dalle dipendenze tecnologiche, gioco d’azzardo e Cyberbullismo. Un pool di specialisti, composto da psicologi ed educatori specializzati in questo settore, metterà la propria professionalità a disposizione di tutti coloro che intendono rivolgersi al numero verde per richiedere una prima consulenza che permetterà di valutare singolarmente ogni situazione ed indirizzare il paziente, o chi per lui, presso il centro regionale o provinciale dell’Associazione più vicino. I centri sono presenti in tutta Italia.

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