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Fortuna e gioco d'azzardo

Le app nella simulazione del gioco d’azzardo – La matematica sociale

Avviso ai giocatori, nel Paese che spende di più per macchinette e gratta e vinci: l’unica certezza, nel lungo periodo, è la sconfitta.
Perché chi gioca non conosce la matematica.
Mentre chi ci guadagna, sì e la sa usare molto bene.

11,5 milioni di euro al giorno. 
Questo il giro d’affari delle 12mila sale da gioco virtuali e illegali di proprietà di Luigi Tancredi, arrestato il 14 gennaio insieme ad altre dieci persone.
Gli inquirenti sostengono che quel denaro servisse a pagare gli stipendi del clan camorrista dei Casalesi.
Una piccola parte di quel denaro, ovviamente. 
Perché 11,5 milioni di euro al giorno sono più o meno quanto Zlatan Ibrahimovic guadagna in un anno. 
E sono pari a circa 4,2 miliardi di euro all’anno, più o meno quanto il governo stanzierà ogni anno, da qui al 2020, per combattere l’inquinamento e i cambiamenti climatici.

La cosa buffa, però, è che queste cifre iperboliche non sono che la punta dell’iceberg del giro d’affari del gioco – “d’azzardo” non si potrebbe dire, teoricamente – in Italia: un settore che muove un giro d’affari di circa 80 miliardi di euro.
Giro d’affari che più che raddoppia, se ci mettiamo anche i 130 miliardi stimati che muove il gioco illegale e clandestino.

Nessun Paese al mondo gioca quanto l’Italia. 
Secondo il Global Gaming and Betting Consultancy, nel 2014 gli italiani hanno perso al gioco 17,8 miliardi di euro.
Una cifra che, in valore assoluto, fa di noi il quarto paese più “spennato” al mondo e che dal 2001 è triplicata.
Grandi protagonisti della nostra ludopatia sono le slot machine e i gratta e vinci. 
Se si considerano le sole macchinette, siamo il paese che gioca di più al mondo. E un gratta e vinci ogni cinque stampati nel pianeta viene acquistato in Italia.

Insomma: siamo un’anomalia.
E secondo Marco Verani, professore di matematica al Politecnico di Milano, la causa è soprattutto una: «Siamo un Paese di analfabeti matematici – spiega -, in cui un sacco di gente ammette di non capire nulla di matematica, senza prova il senso di vergogna o disagio che mostrerebbe se dicesse che non sa leggere o scrivere. Il pensiero scientifico, in Italia, non viene visto come uno strumento che serve per navigare la realtà».
Tranne, ovviamente, da chi progetta e guadagna con il gioco, che la matematica la conosce eccome.

Così Verani, insieme ad alcuni colleghi professori e ricercatori, ha creato Bet on math, un progetto finanziato dal 5 per mille del Politecnico di Milano che lui stesso definisce di “matematica civile”: «Vogliamo fornire ai ragazzi, ma non solo, un percorso di insegnamento della probabilità per dar loro gli strumenti per interpretare il gioco e l’azzardo da un punto di vista razionale, non magico. 
Vogliamo far capire loro quanto sia facile perdere e quali siano gli errori logici attraverso cui si finisce per buttare via un sacco di soldi in macchinette e gratta e vinci, fino a diventarne dipendenti».

Si tratta, soprattutto, di lavorare attorno a tre concetti chiave, il primo dei quali è quello di probabilità.
Il motivo è piuttosto semplice: se è relativamente semplice, anche per un bambino, quantificare cosa significhi avere il 50% di probabilità che un determinato evento accada è molto più difficile capirlo quando le cifre diventano infinitamente superiori: «Per un tipo di Gratta e Vinci che si chiama “Il Miliardario” vengono emessi ogni anno 30 milioni di biglietti – spiega Verani -. Cinque tra loro valgono 500mila euro. La probabilità di vincere è una su sei milioni, quindi. È tanto? È poco? Davanti a un numero così piccolo la gente è un po’ persa».

Così Verani ricorre a un esempio: «Un gratta e vinci è lungo 15 centimetri – spiega -: se ne mettiamo sei milioni uno accanto all’altro, otteniamo una fila lunga 900 chilometri, la distanza che separa Milano da Monopoli, in Puglia. Una fila in cui c’è solo un biglietto vincente. Ecco cosa vuol dire uno su sei milioni».

Non è solo una questione di probabilità, tuttavia.
Perché quando non sono gli ordini di grandezza a contare intervengono altri meccanismi psicologici che sospendono la razionalità e convincono il giocatore a tentare la sorte.
Con le slot machine, ad esempio, il diavolo tentatore si chiama “quasi vincita”: «Accade spesso che, anche in caso di sconfitta, il simbolo immediatamente successivo o precedente a quello che è uscito sia quello che avrebbe garantito una vincita – spiega Verani -..
Quando accade il giocatore ha la percezione di aver quasi vinto, di esserci andato vicino e questo lo spinge a giocare di nuovo».

Peccato che la quasi vincita non esista, è un pensiero irrazionale, perché ogni giocata è indipendente dalla precedente, in qualunque gioco.
E ci caschiamo più spesso di quanto crediamo: «Stiamo giocando a testa e croce e dieci volte di fila viene fuori testa. All’undicesimo lancio ti chiedo di scommettere. Tu cosa scommetteresti?», chiede Verani. Di pancia, la risposta è immediata: croce: «Sbagliato. C’è la stessa probabilità che esca testa o croce. La legge dei grandi numeri non esiste, nel gioco. Non esiste alcun riequilibrio nella matematica, nessuna compensazione».

Una sola cosa è certa, a ben vedere: la sconfitta. 
Ed è questo il motivo per cui chi di mestiere fa il “banco” guadagna così tanto: «Nel lungo periodo la macchinetta, in media, ti restituisce il 75% di quello che giochi – racconta ancora Verani -. È un gioco iniquo. Tutti i giochi d’azzardo sono iniqui». Anche i gratta e vinci: «Il costo del biglietto è di 5 euro e il premio medio è 3,5 euro – continua -Se tu continui a giocare tutti i giorni, la sicurezza che hai è che per ogni 5 euro che spendi te ne tornano 3,5».

Per far comprendere questa evidenza, Verani e i suoi colleghi hanno creato un simulatore dei diversi giochi, una app per lo smartphone. Serve a dimostrare, senza perdere soldi, che con un numero alto di giocate si perde sempre: « Perché chi gioca poco, o poco alla volta, non ha la minima percezione di questo. La fortuna non esiste, nel lungo periodo. Il gioco è studiato perché alla lunga non puoi che essere sfortunato». Alla faccia del folklore, del pensiero magico e dei quadrifogli nel taschino.

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Il gioco d’azzardo on line: gli scenari preoccupanti anche per la provincia di Sondrio

I dati che riguardano il gioco d’azzardo in Italia, sono cresciuti in maniera piuttosto evidente dal 2013 al 2017.
Si è passati infatti dai 79 miliardi di euro che era stati spesi nel 2013 agli 84 dell’anno precedente. 
Gli ultimi dati pubblicati nel 2017 ma che riguardano l’anno precedente ci dicono di un volume d’affari che si aggira attorno ai 96 miliardi di euro, che sono stati spesi tra la fine del 2015 e l’intero 2016.
Bisogna però fare chiarezza su quello che riguarda il gioco, visto che la spesa non corrisponde direttamente alle cifre reali.
Come ha sostenuto Giovanni Risso, presidente Fit, bisogna fare una distinzione inevitabile tra le cifre reali e quello che un giocatore mediamente spende, che si aggira attorno ai cinquanta centesimi.
Ha sicuramente contribuito a creare questa disinformazione il dossier pubblicato dal Gruppo Gedi, l’Italia delle Slot.
Lo studio, che di suo è molto interessante e ci mostra alcuni dati, seppur parziali, è stato interpretato però male dai più.
Partiamo da un fatto: riguardava esclusivamente le giocate fatte sulle macchinette VLT e AWP, mentre chi gioca non si limita certo alle slot machine.
La maggior parte della spesa che riguarda il 2016 vede in effetti scommesse sportive, lotterie e gratta e vinci in testa a tutti i dati.
Questo vuol dire che demonizzare il gioco d’azzardo è un luogo comune da sfatare.
Specialmente quanto entriamo maggiormente nel dettaglio e scopriamo come funziona il gioco online attraverso i cosiddetti casinò di tipo virtuale.
C’è un vero e proprio cambio di categoria, che usufruisce di questi giochi.
Cambiando le modalità questo è un fatto piuttosto evidente e normale.
Il giocatore da casinò online ha un livello di consapevolezza e di dimestichezza certamente maggiore, rispetto a chi gioca alle slot e ai videopoker da locale fisico e terrestre.
La cosa però più importante da evidenziare è un’altra: la vincita che si riceve attraverso il casinò online è maggiore rispetto al gioco effettuato nelle sale da gioco terrestri.
Questo favorisce il gioco virtuale, rendendolo maggiormente soddisfacente per diversi motivi. Si tratta in effetti di una questione di praticità, visto che è possibile giocare in ogni momento e in qualsiasi contesto.
Le ragioni per cui sempre più utenti scelgono di giocare online sono in effetti diverse. Da quando il gioco è stato legalizzato e liberalizzato il numero di utenti è cresciuto di anno in anno.
In un primo momento questo pubblico targetizzato era collegato al fenomeno del poker online e della sua variante spettacolare chiamata Texas Hold’Em.
Successivamente vi è stata un’apertura verso tutti gli altri giochi, passando dalla roulette, gioco considerato dai più come il più avvincente, passando per le varie slot online fino al Blackjack, che negli ultimi tempi ha superato come consenso anche il poker, e gode di ottimo momento di popolarità.
Le riviste e i siti dedicati all’argomento si sono moltiplicati negli ultimi tempi ma esistono dei portali che da anni sono un punto di riferimento per il settore, su AskGamblers potrete trovare una selezione dell’ultimo grido dei migliori casinò dell’industria dell’iGaming, un sito che resta tra i più quotati nella selezione e recensione dei vari operatori.
Esattamente che cosa rende i nuovi casinò online tanto attraenti? Ci sono diverse ragioni che possono spingere un nuovo utente a provare un casinò online, ma principalmente riguardano sempre bonus di benvenuto e promozioni esclusive.
Attirare nuovi clienti è lo scopo che un casinò online si deve prefissare e dovrà ottenere.
Tuttavia oggi la concorrenza è davvero elevata, in un settore che negli ultimi 5 anni è cresciuto in maniera programmatica ed esponenziale.
Difficile prevedere cosa accadrà da qui ai prossimi anni.
Sicuramente nel tempo sono cambiate le modalità di gioco, visto che sempre più utenti e gamblers prediligono oggi il gioco tramite smartphone e tablet.
Il casinò quindi conosce una nuova era dettata dalla tecnologia digitale mobile.
Sempre più spesso si parla in effetti di gioco mobile che viene eseguito durante le pause lavorative, in treno o mentre si aspetta qualcuno, per ingannare il tempo.
Un nuovo modo di concepire quindi il gioco d’azzardo e una nuova rivoluzione digitale che è già in atto.
I casinò più attrezzati saranno quindi quelli che verranno scelti dai giocatori del domani.

In provincia di Sondrio i dati sono preoccupanti.
Nel 2016 sono stati giocati 306 milioni di euro con una spesa pro capite di 1.698 euro. Duecentotrentaquattro milioni, il 76%, è finito nelle macchinette: slot machine e videlottery. Ne abbiamo 613. Una ogni 116 abitanti.

Il raffronto con il dato nazionale è preoccupante. Qui abbiamo una raccolta complessiva di 96 miliardi. Nelle macchinette finisce il 50% delle giocate ed è presente un apparecchio ogni 180 abitanti. «Un dato interessante riguarda non tanto la spesa pro capite ma quella pro capite dei maggiorenni. Cioè di chi ha l’età legale per giocare. Abbiamo una spesa di 1.573 euro a livello nazionale, di 1.748 a livello regionale per passare a 2.042 euro spesi in provincia di Sondrio. Il dato chiavennasco parla di una spesa di 4.004 euro».

Alla fine è arrivata una proiezione in base ai calcoli percentuali effettuati a livello nazionale. In provincia di Sondrio la stima parla di 1.800 persone considerabili giocatori problematici e 700 giocatori patologici. A livello chiavennasco la somma supera le 100 persone.
Smettiamola di chiamarla ludopatia. Un termine che trovo fuorviante e ambiguo perché associato al gioco, che dovrebbe avere un carattere libero, formativo e socializzante. Meglio chiamarla “Gioco d’azzardo patologico” oppure “Azzardopatia”.

 

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